Il Nostro Comitato Scientifico. Il Messaggio di Diva Ricevuto.

Il centro dei Dialoghi a Spoleto nel 2020
Il centro dei Dialoghi a Spoleto è Donna. In un senso generativo e non esclusivo fatto di accoglienza per l’altro da sé conquistato alla cultura in armonia con la natura umana così sfaccettata.Dopo tre anni di crescita dei Dialoghi al femminile quest’anno un evento scompiglia la consuetudine e il 63esimo appuntamento dovrà essere ripensato..i Due Mondi sono sempre più uniti oltre che da un Festival, da un destino.
_Donne che salveranno il mondo_ ogni anno è il fulcro del dibattito cui danno voce donne e uomini consapevoli che se fiorirà un genere, fiorirà l’umanità.
In questi giorni le donne sono comparse in prima fila come scienziate, medici, ricercatrici, da tutto il mondo, per segnare la strada. Le donne parlano poco, non fanno bollettini quotidiani, non si mostrano, quando lo fanno emerge il senso della competenza e l’amore per la collettività, destinataria di un’indicazione ponderata.
Faccio riferimento a questi giorni di pandemia da COVID-19 in cui a tutti i livelli clinico -ospedalieri le protagoniste in maggioranza sono donne impegnate a respingere gli esiti del contagio esponenziale diffuso.
Il Comitato scientifico dei Dialoghi stava preparando un contributo nuovo che sarà a questo punto adattato alla natura degli eventi. 
Prima di tutto scriveremo la nostra pagina di incoraggiamento al semplice rispetto della fragilità degli altri e per ciò proprio al rispetto di se stessi senza cui l’altro non può essere compreso nelle proprie esigenze. Una mascherina cucita a mano in due strati di cotone sterilizzata col ferro da stiro farà la differenza in assenza di strumentazioni all’avanguardia; l’insistenza nel richiedere l’adeguamento di tutti i laboratori di analisi cliniche per l’analisi degli anticorpi farà la differenza per chi dovrà rientrare al lavoro o dovrà provvedere alla cura degli altri; l’appoggio alla riapertura in sicurezza delle scuole per permettere ai più piccoli e ultimi nella catena sociale, di accedere alla scuola, luogo sicuro-fisico oltre che simbolico-modellato sulle loro esigenze; la divulgazione delle regole di distanza sicura anti-contagio laddove possa ancora esservi la presenza del virus; la _sanificazione_ di tutti i luoghi di cura, di lunga degenza; l’approvvigionamento di protezioni e metodiche per tutto il sistema sanitario; la diffusione degli strumenti di consegna delle merci personalizzato; la vigilanza del rispetto delle regole di sana convivenza insieme alla vigilanza sulla costituzionalità delle regole imposte al fine di proteggerci l’un l’altro. 
A tal proposito sebbene comprendiamo la reclusione precauzionale  – ben prima dei decreti ce la siamo autoimposta –  tuttavia dobbiamo sollevare una preoccupazione verso il divieto di lasciare le abitazioni unito all’allontanamento da scuola e lavoro. L’obiezione a tale pratica è fondata sull’aumento delle violenze domestiche non denunciate ma sotterraneamente riportate ai media e agli studiosi di psicologia e sociologia attraverso questionari anonimi. Infatti nella storia della nostra Repubblica mai si era verificato un tale divieto inizialmente basato su un’ammenda – con conseguenze penali sul casellario giudiziario – poi trasformata in sanzione amministrativa di notevole peso. Poiché già le violenze subite dalle categorie a rischio, bambini, donne, anziani, persone diversamente abili, avvengono per l’80% in famiglia, la situazione in cui la vittima non può allontanarsi dal domicilio, decreta la sottomissione senza scampo a un destino di sottomissione al sopruso. Alcune decisioni del legislatore d’emergenza mostrano l’inconsapevolezza delle conseguenze e la distanza dai problemi reali dei più deboli nella società da parte di chi con i più lodevoli intenti ci governa e ha a cuore la salute sociale. I danni che ne derivano devono essere proporzionati al risultato che sarà calcolato a posteriori.
Un altro caso da ragionare è la indifferenza per un focolaio della malattia che rischia di esplodere a breve contagiando tutta la popolazione che sono le carceri dove -causa sovraffollamento, e condizioni igienico sanitarie fuori da una civiltà del diritto- detenuti e personale di polizia penitenziaria sono impossibilitati a tenere le distanze di sicurezza e le misure di prevenzione sanitaria raccomandate da WHO e Decreti d’urgenza italiani. Sono già avvenuti i primi decessi e la pandemia in corso rischia di rinfocolarsi nel momento in cui si è invertita finalmente la curva tendenziale.
Vorrei fare una proposta urgente di utilizzo della televisione di stato per scopi didattici. Si è evidenziato che in molte case il device elettronico è condiviso tra adulti lavoratori e figli studenti con conseguente caos creativo! In moltissimi casi l’accesso a un computer o a un telefonino per studiare che sia connesso alla rete web, non è possibile. In tempo di crisi ad ognuno la sua parte..istituzioni per prime!Ecco che, la televisione pubblica, può offrire sulle proprie frequenze – e anche la radio –  lezioni differenziate per gradi scolastici con programmi base che i docenti dovrebbero solo integrare con dibattito critico e controllo delle competenze a distanza. Gli indubbi vantaggi: qualità dell’offerta formativa; un certo alleggerimento del carico didattico a distanza per i docenti..e il recupero di quegli studenti, esclusi proprio malgrado per carenza di strumentazione adatta.
In questi giorni così surreali si palesa in molti il desiderio verso un futuro che sia diverso nella sensibilità. Per questo un’ultima riflessione sulle cause che portato al verificarsi degli eventi pandemici nel mondo. Allevamento e consumo di carne – troppo simile alla carne di cui siamo fatti – prodotta in quantità da essere giustamente disponibile per l’intera popolazione del globo da quasi un decennio porta all’inevitabile nascita di batteri e virus che sotto in nostri occhi procurano ripetute pericolose pandemie. Oltre le ragioni etiche verso gli animali, la sostenibilità dell’alimentazione in equilibrio con la salute di tutti è un dovere del vivere comune.
La nazione italiana, data la contingenza attuale,  perde sul fronte economico 10 miliardi di euro a settimana – per non parlare di paesi più grandi del nostro o dell’intera Europa – a tutti e a ciascuno il compito di collaborare con buone pratiche e buon senso!

Diva Ricevuto (Comitato Scientifico Dialoghi a Spoleto)
Roma, 6 aprile 2020