Trina Robbins, la militante che disegnò Wonder Woman

Articolo di Thomas Martinelli sul https://ilmanifesto.it/

Californiana di adozione, Trina Robbins (Brooklyn, 1938) è attivissima e non vuole parlare solo di Wonder Woman, pur essendole molto attaccata. In effetti ha una lunga e ampia esperienza creativa, spaziando da protagonista dell’underground femminile a storica di fumettiste riscoperte, da stilista a attivista femminista. È comprensibile che non voglia essere solo «la prima disegnatrice di Wonder Woman», ma parlarci al riguardo è imprescindibile.
Ha iniziato la sua esperienza di fumettista nell’underground, prima con «East Village Other», poi traslocando nel 1970 sulla costa occidentale. Com’era allora a San Francisco?
San Francisco era la mecca degli underground comix. Tutti gli editori di fumetti underground erano lì, nel 1970 ce n’erano già quattro. Sfortunatamente c’era già un club maschile che faceva rete e mi tagliava fuori. A quel momento c’erano solo due donne che disegnavano underground comix a San Francisco, o in qualunque altro posto: Barbara «Willy» Mendes e io. Devo sottolineare che non erano gli editori a lasciarmi fuori, erano i cartoonist maschi che formavano una conventicola. Non erano nemmeno i tanti giornali underground dell’area della baia di San Francisco a escludermi: infatti, appena appresero che mi ero trasferito a San Francisco, mi chiamarono per invitarmi a collaborare. Erano i ragazzi, semplice. E non aiutava il fatto che mi opponessi ai comix misogini che molti di loro stavano disegnando. E quando dico misogino non mi riferisco solo a donne nude e sesso – quello non mi avrebbe infastidito e non m’infastidiva – Voglio dire umiliazione e odio contro le donne, includendo stupro, tortura e uccisioni raffigurate come qualcosa di divertente. Era intorno al periodo dell’omicidio di Sharon Tate, e si pensava che Charles Manson fosse favoloso. Lo amavano!
Ed è allora che si concentrò sui comix di donne. Può ampliare il racconto?
Poco dopo il mio arrivo a SF, qualcuno mi mostrò una copia del primo giornale underground femminista degli Stati Uniti, It Ain’t Me, Babe. Mi misi immediatamente in contatto con loro e a ruota mi trovai a prendere il bus per Berkeley ogni tre settimane o giù di lì, per aiutare con il layout e il menabò, e disegnando per loro. Disegnavo le copertine e fumetti sulle contro copertine, e poiché finalmente ricevetti il sostegno morale e creativo delle altre donne Babe, mi sentii abbastanza forte per produrre il primo comic book di sole donne: It Ain’t me, Babe Comix. Tutto questo mentre ero incinta e dopo avere partorito mia figlia Casey. Facevo le separazioni del colore per la copertina mentre allattavo Casey di un mese.
Si diceva lei fosse alquanto critica su Robert Crumb. Si sente ancora così e perché?
La violenta misoginia di Crumb nei suoi fumetti era la più grande influenza degli underground comix all’epoca. Era un eroe culturale -era dio!- e il fatto che io criticassi la sua misoginia mi rese sgradita e mal accetta al club dei ragazzi. So che non disegna più quella roba, ma non è la persona più simpatica, e lui e sua moglie mi detestano con veemenza. In un’intervista mi ha chiamato «una piccola bisbetica stridula».
Com’è stato il suo passaggio dall’underground ai fumetti mainstream a metà degli anni ‘80, dapprima con Marvel e poi con DC?
Di sicuro, era bello essere retribuita per la mia arte con del vero denaro….
Alla DC si è dedicata a Wonder Woman nel 1986. In che modo era interessata al personaggio prima di allora?
Wonder Woman era solo una di tutti i fumetti di donne e centrate su ragazze che ho letto da ragazza. Amavo anche Mary Marvel, che aveva tutti i poteri di Superman ma era una ragazza. Non occorreva aspettare di diventare adulta per essere una supereroina. Però la mia preferita era Sheena, regina della giungla. Volevo vivere in una casa sull’albero con il mio scimpanzé, vestirmi di pelle di leopardo e attraversare la giungla sulle liane.
Come si è rapportata all’impronta maschile di William Moulton Marston, creatore originale della guerriera amazzone?
Non era affatto un’impronta maschile! Moulton era un suprematista femminile, credeva davvero che le donne fossero superiori agli uomini. I primi fumetti di Wonder Woman erano così «donne-centriche». Nessun uomo era ammesso su Paradise Island, e quasi mai nemmeno nei fumetti: con l’eccezione dello stupido biondo Steve Trevor, che era lì in modo che Wonder Woman avesse qualcuno da salvare. Anche le cattive erano spesso donne belle che Wonder Woman spediva a «reform Island» per ravvedersi. D’altra parte, i cattivi maschi come Marte, dio della guerra, o il Duca dell’Inganno erano brutti e deformi, e non si correggevano mai. C’era anche un elemento fiabesco nelle storie, con belle sirene e donne alate abitanti il pianeta Venere.
Ha scritto diversi libri su donne e fumetti. Che cosa è cambiato negli anni? Come vede la questione oggi?
Ho cominciato a ricercare sulle prime donne fumettiste perché tutti gli uomini avevano detto che non c’erano state donne che disegnavano fumetti, e io sapevo che non era vero. Il fatto è che quello che non è scritto viene dimenticato e tutte queste donne di talento erano state dimenticate perché nessuno degli uomini che scrivevano la Storia dei fumetti era interessato a ricercare e scrivere su di loro. Quindi avevo un bel vuoto da colmare! Non va sempre così bene. A causa dei miei libri, la gente sa di Tarpe Mills e Miss Fury per cui, dato che è di dominio pubblico, questo ha portato a dei fumetti obbrobriosi in cui Miss Fury è disegnata in stile «bad girl» (cattiva ragazza) con pose «brokeback» (dove fianchi e gambe sono rivolti in direzione diversa da quella di spalle e testa, in modo da esaltare le prime, ndr). E a causa dei miei libri, l’arte originale di Nell Brinkley, che si poteva trovare a buon mercato quando solo un piccolo seguito di cultori sapevano di lei, ha portato le sue quotazioni alle stelle. Meno male che ho trovato i miei originali di Brinkley ben prima che diventasse così nota!
Tornando a Wonder Woman, come considera lo sviluppo del personaggio dal suo trattamento a oggi?
Sfortunatamente, poiché è un personaggio di fumetti e non una vera donna, WW è stata schiava di chiunque la sceneggiasse o disegnasse. Così ha passato dei brutti periodi in cui la dimensione del suo busto aumentava drasticamente mentre il suo costume si riduceva drasticamente. Nemmeno la scrittura era così interessante, sceneggiata da vari tipi che semplicemente non la capivano o a cui non importava di lei o, talvolta, penso addirittura che la detestassero attivamente. Ma nel mezzo ci sono stati alcuni ottimi scrittori, come Gail Simone and William Messner Loebs, i miei due preferiti, and dopo il film della buonissima arte e scrittura, sia di donne che di uomini.
Che ne pensa delle serie tv e dei lungometraggi?
Ho amato Lynda Carter nel ruolo di Wonder Woman! Penso l’abbia interpretata proprio come Irish McCalla incarnava Sheena in tv negli anni 50. E il film è stato davvero magnifico.
I graphic novel e film più recenti di WW sono realizzati da donne. Ritiene che debba essere così?
Qualsiasi buon scrittore o artista –maschio o femmina- che ama e capisce WW, può realizzare un buon lavoro su di lei. Ma devi amarla e capirla, e naturalmente devi essere un buon scrittore o artista.
Come spiega il grande ritorno di popolarità di WW oggi?
Ci è voluto un secolo, ma il femminismo è oggi ampiamente accettato dalle giovani donne negli Usa, e il momento di WW è tornato.
Per concludere, cosa attira la sua attenzione ultimamente?
Scrivo ancora, gli scrittori non devono andare per forza in pensione. Di recente collaboro a diverse antologie di fumetti e voglio sceneggiare altri fumetti e graphic novel. Amo scrivere. E ci sono ancora cartoonist talentuose del primo novecento da raccontare. Sono fiera del mio ultimo libro The Flapper Queens che presenta il lavoro di disegnatrici dell’età del Jazz. Poi a gennaio sarà pubblicato il mio libro su Gladys Parker.